Antica tappa carovaniera per il commercio dei datteri, la grande oasi Siwa si trova nella zona desertica dell'Egitto nord-occidentale, a pochi chilometri dal confine con la Libia, ed è nota per i resti di epoca faraonica, la produzione di ricami, l'agricoltura. Adagiata in una profonda depressione, l'oasi è composta da tredici villaggi, i cui abitanti appartengono a dieci tribù berbere.
La terra coltivata si estende per circa 5000 ettari, suddivisi in unità denominate giardini, parcellizzate ulteriormente in parti più piccole (hattia) collegate ai pozzi per l'irrigazione. L'acqua utilizzata per l'irrigazione è salmastra e idonea soltanto per colture tolleranti: datteri (la più importante) olive, menta e carcadé. Al centro di ogni hattia c'è una palma o un albero di olivo, nella maggior parte dei casi, oppure altre essenze da frutto. Quando viene preparata una nuova parcella, occorre bonificare il terreno togliendo un primo strato e sostituendolo con una miscela di sabbia e
letame. Il nuovo substrato è più volte sommerso con acqua dolce. Si procede dunque alla semina di erba medica e quindi si piantano le palme, gli olivi o le altre essenze. Nell'oasi ci sono varietà
di datteri per il consumo fresco e varietà essiccate, adatte al commercio. Le tre cultivar più importanti sono la siwi, la frehi, e la azzawi, tutte locali. Altre tre, particolarmente apprezzate, sono coltivate in misura minore, e rischiano di scomparire dall'oasi: si tratta della ghazaal (dalla polpa semidura), della takdat (dalla polpa morbidissima) e della amnzou. L'epoca di maturazione è diversa: l'amnzou fruttifica per prima (a settembre), la siwi e l'azzawi a inizio ottobre, la ghazaal a a fine ottobre e la takdat a dicembre-gennaio. A seconda delle varietà, si mangiano freschi (in loco) oppure si fanno essiccare in forno (a circa 70°). La palma inizia a produrre intorno al decimo anno di vita e la produzione massima si ottiene tra il decimo ed il venticinquesimo anno. Ogni pianta offre mediamente 50 kg di datteri per anno (si va da una punta di 70-100 kg per anno ai 30-40 kg prodotti dalle piante più vecchie).
La raccolta si effettua a mano arrampicandosi sui tronchi con l'ausilio di cinture realizzate con fibra di palma. Tra le preparazioni tradiziona l'elhuji (uova, olio di oliva e datteri), il tarfant (pane, olio di oliva e datteri) e il tagilla (farina, olio di oliva, acqua e datteri). Durante il Ramadan, si mangiano la sera, per rompere il digiuno.
Il Presidio
Attualmente la produzione e la commercializzazione dei datteri è organizzata dall'associazione SCDEC (Siwa Community Development Environmental Conservation), costituita grazie al programma "Siwa Environmental Amelioration Project" della Cooperazione Italiana allo Sviluppo. La SCDEC è composta da un consiglio di 13 membri, ognuno eletto dal proprio villaggio. Oltre allo sviluppo delle attività agricole dell'oasi, la SCDEC cura un progetto di educazione e formazione. Il Presidio intende lavorare per valorizzare i datteri di migliore qualità dell'oasi, facendoli conoscere sul mercato nazionale e internazionale, nonché aiutare i coltivatori siwani a raggiungere un'autonomia nelle fasi di trattamento e confezionamento che ora sono gestite da alcuni stabilimenti dell'oasi. Sarà realizzato un essiccatoio che permetterà ai produttori della SCDEC di controllare tutta la filiera, fino all'esportazione, e di certificare il prodotto fairtrade e organico.
Area di produzione
Oasi di Siwa, Governatorato di Matrouth, deserto egiziano occidentale
Project Partner
Cooperazione Italiana allo Sviluppo, Programma Ambientale Italo-Egiziano, Progetto Siwa
Technical Partners
Scambi Sostenibili
Commercio Alternativo