![]() |
||
|
Asia Georgia, Tbilisi Dika |
||
La Dika (nome georgiano di un'antica varietà di grano) è unassociazione per la protezione dellagrobiodiversità della Georgia. Si tratta di un piccolo team guidato da Taiul Berishvili, classe 1941, che ha fondato lassociazione nel 1998. Berishvili, che è oggi il direttore del dipartimento di Moltiplicazione Vegetale dellIstituto di Botanica dellAccademia delle Scienze di Tbilisi, è riuscito, tramite la Dika, a risvegliare tra i contadini linteresse e il piacere per il recupero di varietà vegetali autoctone che rischiavano lestinzione. Tuttavia in questa ex repubblica sovietica, che dal 1991 è tornata indipendente, leconomia agricola è ancora tutta da ricostruire.La Georgia, cuore agricolo dellAsia Centrale Delimitata a nord dal Caucaso e a ovest dal Mar Nero, la Georgia è una terra fertile, caratterizzata da una notevole varietà di paesaggi e da un clima generoso di precipitazioni. Pur straziata da millenni di lotte di spartizione dellarea caucasica, fu a lungo eccellente produttore di cereali, legumi, frutta e vino. Dopo la breve indipendenza dallImpero Russo ottenuta nel 1918, il Paese confluì nel 1921 nella Unione Federale di Repubbliche Socialiste che lanno successivo verrà chiamata Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Con la collettivizzazione, spettando allUcraina il ruolo di granaio dellUnione, la Georgia fu destinata a specializzarsi nella produzione di vino, agrumi, tè e verdure, dilapidando in questo modo conoscenze antiche e varietà locali. Dopo il collasso dellUnione Sovietica, il Paese ritrova, nel 1991, lautonomia, ma contestualmente precipita in una grave crisi economica, con indici di povertà quadruplicati in poco più di un decennio. Il germoplasma in balia dei topi Taiul Berishvili è sposato e ha un figlio di 27 anni che vive in Svizzera dove lavora come biologo. Si è laureato in Agronomia e selezione delle piante e ha iniziato subito, nel 1965, la sua attività allIstituto di Botanica. Qui, nel 1976, ha anche conseguito un dottorato di ricerca in Botanica abbinato ad approfondimenti sullo studio del patrimonio genetico e sulle potenzialità della selezione genetica dei cereali. Da allora Berishvili si è concentrato sulla sperimentazione sul campo: da un lato la ricerca per migliorare le varietà georgiane di cereali e legumi, dallaltro la preservazione del patrimonio genetico locale. La necessità di affiancare allIstituto di Botanica un nuovo ente per la conservazione del germoplasma georgiano emerse in occasione della grave crisi energetica che colpì la giovane repubblica georgiana tra il 1992 e il 1994: la carenza di energia elettrica e il blocco di stipendi e fondi ridussero drasticamente le attività dellIstituto. Lo stesso Berishvili andava in ufficio non più di una volta alla settimana, solo per controllare lo stato della collezione di semi lì custodita. Durante una di queste visite, aprendo i contenitori dei semi, trovò un topo intento a cibarsi dei preziosi campioni. Chiese invano un finanziamento speciale per poter provvedere alla difesa delle riserve di semi, quindi decise di occuparsi personalmente, per quel che gli era possibile, della salvezza della collezione, nella speranza di poter coinvolgere al più presto nuovi soggetti. I primi passi con lElkana Nel 1993, durante la crisi post-URSS, nasce a Tbilisi, per iniziativa del movimento dei Verdi, lElkana, unassociazione di contadini per la promozione dellagricoltura biologica. I soci di Elkana (che in georgiano significa misericordia divina per lagricoltura) si dedicano allagricoltura biologica e organizzano al contempo seminari e programmi pluriennali per favorire il passaggio al biologico di altri contadini interessati. I destinatari del progetto sono i piccoli proprietari terrieri, uno status applicabile alla maggior parte delle famiglie contadine georgiane: una delle prime leggi repubblicane ha infatti assegnato a ogni famiglia terreni (spesso non confinanti tra loro) per un totale di un ettaro. Solitamente, tra i campi posseduti e quelli presi in affitto, un socio dellElkana ha non più di 5 ettari di terreno. Anche se i fertilizzanti non hanno mai avuto grande diffusione nellagricoltura georgiana, soprattutto per via degli eccessivi costi, non è facile per le famiglie contadine investire nel passaggio a un regime completamente biologico, anche per le incertezze che i contratti di locazione dei terreni pongono su progetti a lunga scadenza. Elkana scommette sulle opportunità commerciali della produzione bio-compatibile organizzando dal 1997 a Tbilisi due fiere allanno nella stagione del raccolto e nel periodo natalizio nelle quali i soci presentano e vendono il frutto del loro lavoro. Nel 1996 Berishvili, entusiasta dei successi di Elkana, contatta lassociazione per offrire la sua collaborazione e per chiedere asilo per la parte più a rischio della collezione dellIstituto di Botanica. Si tratta principalmente di legumi e cereali, i cui semi vengono rinnovati e moltiplicati in un campo che lElkana mette a disposizione. In questi stessi anni Berishvili avvia campagne per la diffusione delle varietà autoctone georgiane: "Mantenere le riserve di semi non è sufficiente dice. È necessario che le popolazioni locali se ne riapproprino, le sappiano apprezzare e ne sperimentino sul campo ladattabilità ai terreni e le peculiarità nutritive". Nasce la DikaTra il 1996 e il 1998 circa 500 varietà locali vengono recuperate da alcuni membri dellElkana in piccoli appezzamenti di loro proprietà. Si tratta di varietà autoctone di grano, orzo, pabbio coltivato (Setaria italica), ceci, fagioli e lenticchie. Confortato dai risultati di questa prima esperienza, nata in seno a una associazione che ha come scopo principe quello di occuparsi di agricoltura biologica in generale, Berishvili decide di creare una nuova associazione che si dedichi esclusivamente al recupero delle varietà autoctone. Fonda così, nel 1998, la Dika, che ha sede nella stessa palazzina di Elkana, e che riceve da subito limportante collaborazione di due diocesi georgiane, quella di Khoni e quella di Bodbe. Lobiettivo della Dika è quello di conservare, recuperare e introdurre specie indigene tradizionali, operando per diffondere unadeguata informazione sulla protezione dellagrobiodiversità, sulle tecniche di conservazione e sulle possibilità di utilizzo delle risorse genetiche disponibili, e formando personale specializzato attraverso incontri e seminari. Soprattutto la Dika fornisce assistenza ai contadini interessati: Taiul Berishvili e un collaboratore messo a disposizione dallElkana viaggiano senza sosta per le dissestate strade della Georgia, distribuendo semi, conoscenze e consigli a una rete di produttori soci dellElkana. Nel 1999 la Dika riceve un finanziamento dellorganizzazione tedesca Renovabis: si tratta di unassociazione religiosa, creata dai vescovi tedeschi con lobiettivo di aiutare, con appoggio sociale e religioso, le popolazioni dellarea post-sovietica. Grazie a questo finanziamento la Dika mette in essere un programma triennale denominato Mantenimento e Rinnovo dellAgrobiodiversità Georgiana. Con il denaro di Renovabis è possibile pagare un piccolo stipendio al team di tre persone della Dika che si dedicano al progetto a tempo pressoché pieno: Berishvili (che continua a lavorare allAccademia, ma la maggior parte delle sue energie la dedica alla Dika), il suo collaboratore e un contabile. Ma soprattutto è possibile contribuire alle spese di un gruppo di agricoltori che coltivano le varietà locali al fine di mantenere in vita la banca del seme. Un secondo gruppo di agricoltori si dedica alle coltivazioni delle medesime varietà per lautoconsumo: questi non ricevono indennizzi in denaro, ma ottengono, come gli altri assistenza, formazione e, naturalmente, sementi. Il progetto ha un duplice scopo: mantenere la banca del germoplasma, ma anche offrire ai produttori biologici lopportunità di recuperare familiarità con le varietà locali che meglio si adattano ai loro campi, e che trovano più gustose e utili per i propri consumi. Oltre alle diocesi, vengono coinvolti, con i loro terreni, alcuni monasteri della Chiesa Ortodossa e alcune scuole, nelle quali gli orti scolastici divengono strumenti per la creazione di una nuova cultura della biodiversità, con gli allievi impegnati a seguire la crescita delle varietà e a impararne le proprietà. Dal campo alla tavola Per la Dika è fondamentale la promozione della biodiversità sia tra i consumatori sia nelle comunità agricole. Per questo, nellambito delle fiere organizzate dallElkana, lassociazione organizza spazi in cui dopo molti anni di oblio, vengono riproposte specialità locali: il pane tradizionale georgiano, le zuppe di lenticchie, le minestre di grano, prugne e latte di mandorla, la zuppa di ceci Lesempio del pane è forse il più significativo. "Un tempo il pane in Georgia era molto buono e saporito racconta Berishvili grazie allimpiego di farine provenienti da campi di grano nei quali cresceva anche una caprifoliacea, la vedovina siriana (Cephalaria syriaca). È sostanzialmente uninfestante, ma raccolta e molita insieme al grano, dava una leggera tonalità blu alla pasta del pane. Oggi praticamente tutto il pane georgiano è prodotto con farina importata dalla Turchia, meno costosa ma di qualità scadente: e il pane non sa di nulla". La fine dei finanziamenti e le nuove sfideIl denaro di Renovabis viene centellinato e speso al meglio, e così si riesce a far funzionare il progetto per quattro anni anziché i tre preventivati. Ma nel 2002 la Dika si vede costretta a ridurre la sua attività. Alla mancanza di nuovi fondi corrisponde una progressiva diminuzione delle visite e dellassistenza ai produttori, e un generale calo della fiducia dei contadini nella opportunità di dedicare tempo e terreni alle varietà antiche. Il problema principale, oggi, è lassenza di mercati su cui collocare queste piccole produzioni: soltanto il 5% delle varietà autoctone coltivate con il contributo della Dika trovano degli acquirenti, mentre ben il 30% delle colture biologiche classiche, prodotte dai soci dellElkana, vengono vendute sul mercato.Così, a un anno dal termine del programma della Dika sul rinnovo dellagrobiodiversità georgiana, sono solo 25 (delle 130 che avevano iniziato il progetto) le famiglie che continuano a coltivare ceci, fagioli, orzo e grano locali. Risultato incoraggiante, considerate lo condizioni di partenza, e considerato il fatto che adesso lo fanno senza nessun appoggio finanziario, ma che necessita urgentemente di un consolidamento. Occorre, per esempio trovare distributori e artigiani disposti a investire su queste varietà: Vano Loladze oggi forse lunico produttore di vedovina siriana non riesce a trovare un panificatore interessato a produrre il pane secondo la tradizione georgiana, nonostante il successo riscosso dalle degustazioni durante le fiere. Continua a utilizzare il suo raccolto annuale (circa 25 chili) per il pane che la sua famiglia consuma nelle occasioni speciali, ma non può investire per ampliare il raccolto di una coltura che cresce bene solo in montagna ed è costosa da portare sui mercati di Tbilisi. Inoltre cè carenza di attrezzature, in particolare di macchinari che semplifichino e rendano efficiente il trattamento dei cereali coltivati. Per esempio, un uso alimentare del pabbio richiede limpiego di macchine agricole care e non disponibili sul mercato georgiano. Succede così che questa pianta alimentare, molto popolare nella Georgia pre-sovietica, sia adesso coltivata come foraggio. Alla scarsità di fondi disponibili si è aggiunto il logorio delle tecnologie esistenti: recentemente si è guastato il sistema di climatizzazione dei locali che, nella palazzina in cui hanno sede Dika ed Elkana, ospitano parte della collezione di varietà vegetali autoctone (il resto è allIstituto di Botanica). Pur non minando al momento la sopravvivenza delle varietà catalogate da Berishvili e dai suoi collaboratori, questo guasto, difficile da riparare per la mancanza e il costo dei ricambi, è il simbolo della precarietà finanziaria in cui versa lassociazione. Fortunatamente lICARDA, International Center for Agricultural Research in the Dry Areas (Centro per la Ricerca Agricola nelle Aree Secche), uno dei centri del Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR) ha ricevuto il mandato di costruire una grande banca dei geni, a tutela dellimponente biodiversità dellAsia Centrale e dellAfrica del Nord, che sorgerà proprio in Georgia. In collaborazione con la Dika e con lAccademia delle Scienze Georgiana, i tecnici dellICARDA stanno progettando una nuova struttura che si spera nel 2004 ospiterà lintera collezione. Perché il Premio Slow Food La lucidità e la pazienza di Taiul Berishvili, la costanza e lattenzione con cui da sempre si occupa del patrimonio di biodiversità georgiano costituiscono la base del suo attuale progetto. Linteresse per un salvataggio attivo delle varietà endemiche, per uneducazione alla biodiversità e alla consapevolezza delle ricchezze del territorio georgiano sono valori fondamentali nei lavori della Dika. La conservazione delle conoscenze e delle competenze legate allagricoltura georgiana, così come il recupero delle tradizioni alimentari del Paese legate alla biodiversità in pericolo, sono elementi centrali di tutte le attività intraprese da questa associazione. Dika sta ora elaborando un nuovo programma per il quale cerca il sostegno di organizzazioni internazionali, con lo scopo di continuare le attività precedenti e allo stesso tempo creare una via al mercato per i prodotti simbolo della biodiversità georgiana. Ugo Vallauri |